“Un linguaggio diverso è una diversa visione della vita”. (Federico Fellini) Il mondo offre tante angoli da cui osservare e giudicare la vita, interpretazioni dell’esistenza che cambiano con le culture, le influenze e le commistioni razziali. Ora più che mai i popoli hanno scelto di confrontarsi fra di loro e con se stessi dando vita ad un simbolico mutamento dei confini territoriali, rendendoli “deboli” o addirittura inesistenti. Questo perpetuo confronto, assieme alle varie convivenze e contaminazioni culturali che ne conseguono, possono però derivare da esigenze lontane da logiche di integrazione “scelta e consapevole”, essendo molte volte dovute a moti migratori di fuga, emarginazione e povertà, elementi che rischiano di compromettere l’approccio alla vita dell’individuo nella sua nuova “casa” e la rete di contatti e relazioni che questo stabilirà in seguito con il Paese ospitante. Troppo spesso infatti il fenomeno dell’immigrazione tende a richiamare nelle persone sentimenti ostili e limitativi della propria sicurezza, del proprio benessere o stile di vita. L’Italia, nazione “giovane” dal punto di vista della multi-etnicità, risente fortemente di questa attuale incapacità del sistema di impiegare strumenti adeguati a far sì che l’integrazione non si limiti alla mera pacifica convivenza tra differenti culture, ma si trasformi in opportunità di crescita reciproca attraverso un proficuo scambio di risorse. Un adeguato progetto di Accoglienza può di abbattere la visione che troppe volte si ha dell’immigrato, cioè quella di una persona semplicemente da “riallocare” per spirito di solidarietà, per portarla ad un livello più alto, più civile, più etico. Aggregare persone solo perché è dovuto da una coscienza nazionale che lascia le proprie porte aperte a chi è in difficoltà non solo non è inclusivo, ma è controproducente e può portare a fenomeni di contrasto da parte della popolazione residente, la quale non riceve alcun messaggio rassicurante ed incoraggiante dalla permanenza “sterile” di un individuo sul territorio, che da parte sua avrebbe bisogno di sentirsi accolto e soprattutto utile. L’associazione Promocast presieduta dal dott. Paolo Gubbiotti, fondatore del C.A.S.T. Assi Onlus – associazione che si occupa di terapia e recupero sociale di soggetti con tossicodipendenze – nasce anche per mettere in campo strumenti e metodologie di salvaguardia, crescita ed integrazione di piccoli gruppi di rifugiati e richiedenti asilo, al fine di fornire loro capacità professionali e “culturali” in grado di addolcire e favorire l’ingresso nel tessuto sociale locale: da incognita (o addirittura “minaccia”) a possibile risorsa per se stessi, l’Italia e il proprio Paese di origine. Il Promocast sta sviluppando un progetto di accoglienza assieme alla Fondazione “Sorella Natura”, struttura da sempre in campo per lo sviluppo della cultura e dell’educazione ambientale che annovera ai suoi vertici esponenti di spicco della vita religiosa, sociale, politica economica e scientifica. L’idea di fondo è quella di un lavoro sinergico fra queste due realtà che offra accoglienza di qualità ed al contempo predisponga un percorso di acculturazione e formazione che porti il migrante ad una profonda consapevolezza del territorio che lo ha accolto ed allo sviluppo di competenze e professionalità che gli permettano di prendersi cura del territorio stesso o di quello di provenienza. L’attività in ambito Sprar verrebbe così integrata ed allargata ad un concetto di “cura della socialità”, intesa come veicolo di inserimento “dal basso” negli strati sociali locali, attraverso la piena consapevolezza dei luoghi e principi che ne regolano gli equilibri, e la conoscenza di strumenti che dimostrino ai residenti l’effettiva disponibilità e capacità di rendersi utili e lavorare per un bene comune. Le attività saranno quindi svolte su due livelli: - Accoglienza e acculturazione; - formazione. Le attività di accoglienza ed acculturazione verranno svolte in luoghi ideali per permettere agli utenti di calarsi nella realtà umbra e coglierne da subito le peculiarità territoriali. Verrà garantita una capacità ricettiva molto alta ed una importante predisposizione strutturale ad una completa pianificazione di tutte le attività - nel pieno rispetto di quanto richiesto in ambito Sprar - che avranno nell’acculturazione e il volontariato la principale declinazione. La formazione avverrà all’interno della struttura, quando la collaborazione con la Fondazione Sorella Natura si tradurrà in un Corso per Guardia Ambientale Volontaria (Gav), riconoscimento che permette di entrare a far parte del Raggruppamento Nazionale Guardie Ambientali Volontarie Custodi del Creato. Questo sarà dunque il primo passo per avvicinare l’immigrato al residente, dare strumenti e possibilità di convivenza ad un livello civico più alto e moderno. Successivi livelli didattici permetteranno di acquisire competenze e capacità di supporto per aziende agricole, artigianali, commerciali, industriali, professionisti e singoli cittadini, circa la messa in atto di corretti comportamenti ambientali e per l’osservazione delle norme in materia. L’idea che muove e ispira il corso è condivisa, a livello prettamente etico, con la filosofia di San Francesco di Assisi, lasciando libera la propria coscienza religiosa, di qualunque impronta essa sia. E’ importante sottolineare che il percorso fin qui descritto avrà cura di non ingenerare nei residenti la percezione di una figura di “vigilante straniero” sul suolo italiano, la cui cura e protezione è già attività propria dei cittadini educati alla sensibilità ed al rispetto dell’ambiente. Il messaggio e le conoscenze che verranno impartiti riguarderanno la consapevolezza dei territori e dei loro habitat, da conservare e rigenerare, poiché questa base conoscitiva potrebbe rendere i migranti utili, come operatori, anche nei propri Paesi di origine. Tutto ciò avverrà attraverso una riscoperta ed uno studio anche del loro “creato”, così da segnare fortemente l’idea che il passaggio in Italia non è solo volto a diventare cittadini italiani modello, ma anche cittadini del mondo consapevoli, informati e soprattutto in possesso degli strumenti adatti per potersi ricongiungere alle proprie famiglie, non solo in Italia, ma anche nella terra di origine. Grazie alle capacità degli operatori che prenderanno parte al progetto le tre fasi (accoglienza/acculturazione, formazione e inserimento sociale) saranno pianificate e strutturate in maniera tale da accompagnare la crescita personale, umana ed esperienziale degli immigrati lungo un percorso di ambientamento e salvaguardia dei propri valori, verso un “semplice” obiettivo che al momento sembra irraggiungibile: una vita normale, rispettosa e rispettata. Divenire cittadini attivi della realtà italiana senza dimenticare le proprie inclinazioni identitarie è infatti la via che crediamo migliore per affacciarsi sul vero significato di integrazione. Paolo Gubbiotti
(clicca qui per maggiori informazioni)

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