COMORBILITà PSICHIATRICA

La comorbilità psichiatrica, correntemente chiamata “doppia diagnosi”, nell’ambito della cura dei tossicodipendenti che accusano una patologia psichiatrica è un termine che come sempre ha due valenze:

  • identificare un fenomeno o una situazione che si è ormai affermata nel tempo e trova la necessità di essere definita;
  • dotarla di un nome scientifico, spesso in inglese.

 

Molti dei disturbi psichiatrici catalogati nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM IV-TR) trovavano una risposta, peraltro non adeguata,  nei cosiddetti “manicomi”, la cui chiusura  ha evidenziato il problema e indirizzato le possibilità di risoluzione verso le comunità terapeutiche. La mia esperienza ultradecennale mi permette di considerare fondamentali alcuni aspetti che un tempo venivano trascurati.

 

Un corretto approccio clinico, sulla gestione preliminare di tali pazienti, è fondato su tre obiettivi:

  • il raggiungimento di uno stato di adeguato “compenso” rispetto all’uso;
  • la “stabilizzazione” psicopatologica rispetto ai disturbi mentali indotti dall’uso;
  • l’“osservazione” costante del paziente attraverso un monitoraggio della conformità terapeutica e  degli effetti del trattamento.

 

I trattamenti utilizzati sono simili a quelli per pazienti con disturbi psichiatrici:

  • psicoterapia;
  • farmacoterapia;
  • terapia comportamentale;
  • combinazione di una o più di queste modalità di trattamento.

Sono diretti da uno staff qualificato in campo psichiatrico (psichiatri, psicologi ed assistenti sociali), coadiuvati da operatori specifici per l'abuso di sostanze. Questi pazienti, rispetto agli altri, hanno bisogno di una maggiore supervisione e di trattamenti più specialistici. Sarà di grande importanza l'ordine dei trattamenti, cioè quale problema deve essere affrontato per primo. Di solito è l'abuso che dovrà essere tenuto continuamente sotto controllo.

 

Alla figura professionale da me chiamata “psichiatra di comunità” è demandata , oltre alla diagnosi, la scelta del percorso terapeutico individualizzato. Un’altra scelta che ha caratterizzato la mia esperienza e che è risultata vincente è stata quella di applicare un concetto che si chiama “diluizione della patologia”, che consiste nell’inserire l’utente in doppia diagnosi in un setting, ove fossero presenti soggetti non aventi le stesse problematiche. Per meglio definire il concetto “Basaglia docet”: evitare la ghettizzazione operando su di un modello il più possibile vicino alla realtà sociale.

 

La fattoria sociale è fuor di dubbio il terreno più adatto per affrontare questa tematica, per due motivi essenziali:

  • il lavorare “sul pezzo” insieme ad altre persone che portano la propria  esperienza, oltre che i propri problemi
  • il “pezzo” è la terra, luogo comune e naturale approdo di ogni forma di vita.

 

Come tutti i processi di cambiamento, per essere positivi ed arrivare ad un traguardo, devono essere a difficoltà crescenti, perciò i progetti terapeutici, pur con la modalità “prova-errore”, tenderanno agli obiettivi di cui abbiamo parlato sopra.

 

Paolo Gubbiotti

 

RESTA INFORMATO

Iscriviti alla nostra newsletter

per riceverla periodicamente

Indirizzo:

Telefono:

Email:

Via Palazzaccio di Strettura, 10

 

06049 Strettura Spoleto (PG)

Telefono: 0743 54 463

Mobile: 337 65 07 50

Fax: 0743 54 463

info@promocast.it

 

Submitting Form...

The server encountered an error.

Form received.

Copyright © 2017 - Promocast Onlus